venerdì, 14 dicembre 2007

L'aria che tira

Rotolandomi fra lingua e palato le ultime dichiarazioni papali su ateismo,organizzazioni internazionali e ruolo della scienza nelle società, ho assaporato quel retrogusto amaro e dolciastro che il fumo delle carni, prima straziate e poi date in pasto alle fiamme "mondatrici di peccato", doveva lasciare entro le bocche e i nasi degli spettatori, costretti a inalare, in rapidi respiri, l'aria ammorbata dai roghi di eretici e streghe: liberi pensatori, eccentrici, emarginati, omosessuali, diversi dati in olocoausto al signore degli eserciti in nome del cristo re per volere del sommo pontefice.

Afferma Ratzinger che il mondo ha un drammatico bisogno di dio e spiega che "la scienza non è in grado di redimere l'umanità". Critica le organizzazioni intenazionali accusandole di relativismo, sottintendendo che vi è una sola morale capace di guidare l'uomo nelle scelte etiche per il bene dell'umanità. Infine, accusa l'ateismo di portare nient'altro che male attraverso le ideologie che una simile visione del mondo ispira all'umanità. Quest'uomo è invercondo: non ha alcun pudore intellettuale, muove la lingua col muscolo dell'arroganza, offende le coscienze sensibili alla reale bellezza dell'universo.

Si è dimenticato forse costui della storia della religione del quale è capo? E' dunque ignorante di quella delle religioni del libro? Parrebbe di sì ma poiché tale eventualità è impossibile, se ne dovrebbe dedurre che è un falso o un ipocrita. Intanto non esiste l'ateismo, non vi è una ideologia, una filosofia dell'ateo, caso mai esistono filosofie che inducono ad avere una visone personale del mondo atea. La qual cosa è molto differente, infatti, l'ateo non riconosce alcuna autorità morale alla quale conformarsi se non quella espressa dalla propria coscienza. Risultato di un percorso esperenziale (sensuale e intellettuale) che lo porta ad assumere su di sè la responsabilità del proprio agire e del proprio pensare. Quindi l'ateismo non esiste ma di certo esistono e sono esistite ideologie prive dell'ipotesi di dio alla loro base. Una di queste in particolare il papa condanna, così come fece il suo predecessore: il comunismo. I vertici della religione cattolica compiono sovente un'operazione sporca, confondono l'idea ispiratrice con l'attuazione pratica. Ora, si sa bene che il comunismo reale è fallito in ogni dove e per molteplici ragioni, non solo è fallito ma ha prodotto sofferenze incalcolabili, sopraffazione e morte. Sfugge il passo logico per cui, il fallimento dell'attuazione di una ideologia di ispirazione atea, doverebbe implicare l'insufficienza di ogni possibile ideologia o progetto sociale, o visione del mondo che parta dall'inesistenza di un creatore fatto persona. Eh sì, perchè, se dobbiamo valutare la bontà di un principio sulla base del fallimento delle sue applicazioni pratiche nel mondo reale, la religione del sommo pontefice, le religioni del libro e in genere, ogni altra religione mai apparsa sulla Terra, hanno miseramente fallito in ogni dove, in ogni tempo e per centinaia di volte, producendo un numero incalcolabile di guerre atroci, sofferenze, ingiustizie e sopraffazioni di ogni tipo. Seguendo lo stesso metodo logico, dovremmo a questo punto concludere, e in primis lo dovrebbe fare proprio Benedetto XVI, che la religione in quanto tale, per una qualche natura intrinseca è, a maggior ragione, insufficiente a rispondere ai problermi dell'umanità. Già... ma in questo caso si dovrebbe ammettere pure che la religione non può essere inspirata da dio, ovvero che non esiste alcuna entità ad esso assimilabile. Dubbia e sospetta è anche la frase detta dal papa in un discorso rivolto a degli ammalati in un ospedale nel quale spiega che "...la scienza non è in grado di redimere l'umanità..." Parafrasando un comico di una nota trasmissione di qualche anno fa mi vien da esclamare: " ma cosa avrà voluto dire?!" Si rende conto il nostro Ratzinger che la scienza non è una delle tante confessioni religiose del pianeta, bensì uno strumento intellettuale, capace di indagare il mondo alla scoperta dei nessi fra gli eventi? Che senso ha il solo pensare che la scienza (attraverso quali ministri poi?) voglia redimere l'umanità?! Il sospetto è che i capi religiosi si rendono ben conto che l'approfondita conoscenza dell'universo e della sua intima struttura sempre più svelata dalla scienza,  porta l'essere umano sempre meno ad accettare per buone, visioni deistiche partorite dalla mente di pastori e contadini vissuti migliaia di anni fa. Il capo della chiesa cattolica ha una missione, evangelizzare il mondo, che poi in soldoni vuol dire convincere tutti gli uomini che esiste un dio solo, che egli è il suo portavoce perché lo stabilì (invero in un modo un poco sibillino...) duemila anni fa un tizio proclamatosi figlio di dio e che questo unico dio ha stabilito dei comandamenti che ognuno è tenuto a seguire pena la condanna all'inferno. Ne discende che vi è una sola verità con la "V" maiuscola, che il papa ne è il custode (infallibilità ex-catedra) e quindi vi è una sola morale che è poi quella dettata da dio e interpretata dal vicario terreno vigente. Risulta quindi intollerabile che gli stati del pianeta esprimano organizzazioni internazionali che relativizzano le tante Verità d'origine divina ritenendole equipollenti, dimostrando così che è possibile agire per il bene dell'umanità, anche senza conformarsi a un modello etico derivato da una religione rivelata. Questo è in sintesi il relativismo culturale: mettere tutti sullo stesso piano per essere nella condizione di poter ascoltare le ragioni di ciascuno e intanto costituire un terreno minimo comune per agire in aiuto dei poveracci del mondo, che soffrono quasi esclusivamente per stolte diatribe di matrice religiosa... ovvio che questo modo di interpretare il mondo non vada giù al capo degli evangelizzatori che da sempre hanno utilizzato l'aiuto ai poveri per reclamizzare la propria personalissima Verità rivelata...

Forse l'odore acre delle carni martoriate e carbonizzate è una reliquia truculenta del passato e quello che sento, che annuso, è solo il riverbero d'un odore di qualche libro che qualche fanatico ha bruciato, senza troppo chiasso in un falò, insieme a quattro imbecilli come lui ma attenti!  Si comincia col bruciare una pagina e si finisce per bruciare, dopo lo scrittore, anche i lettori incauti che, non togliendo il naso dalle pagine che stanno leggendo, non s'accorgono da che odore è impregnata l'aria che tira...


postato da: palsai alle ore 14/12/2007 23:59 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, religione, articolo
mercoledì, 18 luglio 2007

SOGNANDO COCOMERI

Il cocomero è il frutto estivo d'elezione, forse non è proprio un frutto ma va bene lo stesso.
Quando lo mangi è fresco e zuccherino e ti dona quella sensazione di "gonfio" allo stomaco che ti riconcilia col mondo (o quasi). Sarebbe bello se tutti avessero il loro cocomero.
Sarebbe bello anche che io avessi il mio, ti consola e ti conforta, il suo succo, e anche se ha i semi poi li sputi e nascono altri cocomeri.
E' bello e buono, verde di fuori e rosso dentro.
Anche il suo peso è piacevole, un cocomerino di tre etti mi deprimerebbe, invece l'anguria riempie la borsina di plastica e le dita ti si gonfiano, strizzate dai manici tesi e stirati, che soddisfazione quando lo posi sul tavolo di cucina e fa TONK!
Lo puoi fare a fette sottili, trasparenti, tanto che ci puoi vedere attraverso, carneo e roseo, il mondo soffuso da un alone.
Oppure puoi tagliarlo a spicchi così grossi che quando ero piccolo, era una sfida finirli.
Se ci bussi sopra suona rotondo, ha un rumore elastico che rimbomba, contiene segreti.
E' sempre abbondante, ci si può mangiare in due senza preoccuparsi che finisca e ci si può giocare fra uomo e donna dei giochi dell'amore.
Tutti aspettano al tavolo la loro fetta e ognuno fa come crede, si mangia a morsi oppure col coltello: qualcuno si trastulla ed altri vogliono il bis.
Il cocomero è come la vita che agli ultimi morsi è un po' acida e acquosa ma ha la polpa crocchiante e dolce... o no?

postato da: palsai alle ore 18/07/2007 20:55 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, diario
lunedì, 04 giugno 2007

LOTTERIA DEL VOTO

Qualche giorno fa ebbi a discutere del valore del non-voto. Il mio interlocutore se l’era presa con gli italiani trovandoli ridicoli, perchè sempre pronti a lamentarsi dei governi e poi altrettanto pronti a mettere sempre le stesse crocette ai soliti partiti. Concludeva sentenziando, che gli italiani hanno i governanti che si meritano, in quanto rappresentazione fedele dei medesimi. Volli dichiarargli (io italiano) la mia terza via: non votare. Mi rispose che non avevo capito qual era il punto. E infatti questo sarà l’argomento de “il punto” votare o non votare? L’ho già scritto, io non voto; non voglio legittimare con un mio gesto l’azione di governo di uno qualunque dei due poli. In questi anni, con la fine ingloriosa della prima repubblica e l’avvento della seconda, abbiamo potuto tutti con mano toccare i profondi cambiamenti che la nostra politica a messo in atto, in un volgersi virtuoso delle coscienze dei capi partito e dei funzionari di governo al bene pubblico. La balena bianca colpita a morte dall’arpione della giustizia, disperse in un colpo di pinna quel famoso pentapartito che, complici le vecchie tribune elettorali, tormentava le mie serate televisive adolescenziali, lasciando il posto a questa politica nova, così etica, da rendere indistinguibili i nostri onorevoli rappresentanti… Come si fa a non votare questi esempi illuminati di giustizia sociale, i quali hanno reso possibile una sperequazione edilizia tale che, una soffitta di 60 mq. al 5° piano senza ascensore, acquistata negli anni ottanta per 9 milioni, vale adesso almeno 30 volte tanto? Lo stipendio di un lavoratore medio, se fosse rivalutato alla stessa maniera, dovrebbe corrispondere a circa 9000 euri e, come tutti sanno, un metalmeccanico o un impiegato delle poste, superano ampiamente tali emolumenti. Che dire poi del valore d’acquisto dello stipendio che quei campioni dei nostri rappresentanti hanno strenuamente difeso, tanto che un impiegato, negli anni settanta, con quello a malapena campava una famiglia di quattro persone, mentre oggi può tranquillamente non arrivare a fine mese da single. E quanto sono migliorati i servizi! Sanità a pagamento da gratis che era, pensioni da fame anche con quarant’anni di contributi, pressoché totale mancanza di assistenza a disabili e anziani, soppressione sistematica dei diritti del lavoratore. Fortunatamente ho potuto assistere, attraverso le reti televisive del nostro ex presidente del consiglio, alla nascita di questo meraviglioso mondo nuovo, dove, se non lavori almeno in un ufficio, non esisti neanche negli spot pubblicitari. Centrodestra e centrosinistra -mi sovviene alla mente la vecchia canzone di Gaber, ancor più attuale- s’inchinano al mercato per pentirsene amaramente appena volgono gli occhi a quell’abbacinante palazzo assiso in Vaticano: ma è un pentimento che si lava via con poche lacrime di coccodrillo, prontamente versate per qualche disastro annunciato sul versante delle infrastrutture, realizzate nel modo peggiore possibile (se realizzate infine) al costo più alto possibile. I nostri candidati promettono da laici e mantengono da preti, si riempiono la bocca con la ricerca e l’innovazione e tolgono fondi e dignità a scienziati e istituti. Ci ritengono così incapaci di discernimento, che per legge elettorale non possiamo più distinguerli gli uni dagli altri. Dobbiamo limitarci a sparare nel mucchio con una bella croce, e aspettare poi i giornali per sapere chi effettivamente abbiamo mandato a governarci. L’ultimo passo che verrà ce lo spiega P. Dick :quel futuro disilluso pennellato in “Lotteria dello spazio” non è poi così lontano, basta una ruota della fortuna e Mike Bongiorno: già possiamo immaginare chi sarà il Quizmaster. Ecco perché non voto mio caro interlocutore: per scongiurare un futuro da fantascienza!

postato da: palsai alle ore 04/06/2007 22:07 | link | commenti (5)
categorie: politica, riflessioni, articolo
lunedì, 23 aprile 2007

PARADOSSI...

Grazie a dio sono ateo!

postato da: palsai alle ore 23/04/2007 13:08 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, avvisi, paradossi
lunedì, 19 marzo 2007

LA GUERRA INFINITA

C’è una guerra sotterranea tra irriducibili. Talvolta qualche eco di battaglia giunge alle pagine dei quotidiani, suscitando momentanei scalpori, come quando si volle togliere l’evoluzionismo dalle scuole, suscitando la viva protesta di docenti e scienziati. E’ una lotta tra due modi di interpretare il mondo, di essere Uomini, di pensare l’esistenza. Le battaglie sono state innumerevoli, vedendo prevalere ora l’una ora l’altra fazione in ogni luogo del pianeta, attraverso i secoli. I contendenti appartengono a ogni ceto sociale, non vi sono distinzioni di sesso, età, colore di pelle. Ciò che li vede contrapposti è impalpabile, è un concetto ma così fondamentale per cui tutte le idee ne sono permeate, sia che si aderisca all’una o all’altra scuola. Questo concetto, meglio, questi due modi opposti di pensare l’esistente, spaccano letteralmente il mondo degli uomini in due blocchi contrapposti, come l’eterna lotta fra Ahriman e Ahura Mazda divede il cosmo dall’alba dei tempi.

Alcuni individui credono che vi sia un principio superrazionale a guidare la creazione e l’Uomo in qualche modo ne è specchio, riflettendo in se, e quindi nel proprio modo di intendere le cose, lo stesso principio: un principio ispiratore del cosmo e dell’Uomo che vada oltre la ragione. Vi sono persone invece, le quali affermano di intendere il mondo proprio esclusivamente mediante ragione. Per dirla con una frase celebre: tutto il reale è razionale, imponendo così il primato al logos come unica fonte di conoscenza e interpretazione della realtà. Recentemente il papa ha voluto riaffermare con forza il principio del superrazionale, essendo egli custode e difensore di una verità rivelata che è imperscrutabile alla ragione, ribadendo il concetto della unicità dell’uomo nel mondo animale, mentre la scienza, attraverso la genetica e la paleontologia molecolare, trova sempre meno ragioni per mantenere l’essere umano in un limbo privilegiato, stabilendo che gli scimpanzè comune e bonobo sono sostanzialmente simili a noi, tanto che saremo tutti classificati come specie homo.

Rintracciando nella storia delle molecole i semi della cultura che, spuntati venti milioni di anni fa, hanno germogliato in noi più rigogliosamente che in altri mammiferi, gli scienziati affermano che le differenze sono soltanto di tipo quantitativo ma non qualitativo. (Come del resto già supposto da Darwin.) L’anima, (curioso che gli animali non  l’abbiano…) è prerogativa esclusiva della nostra specie, che però si è evoluta come un pinguino… affermerebbe il sommo pastore, così come afferma l’esistenza di una fantomatica famiglia naturale, composta da due genitori di sessi diversi e da figli, che in natura non si verifica, stando a vedere i nostri parenti stretti scimpanzè… Per gli stessi motivi che vanno oltre la ragione, viene affermato che il divorzio è peccato, che l’eutanasia è contro natura  (ma se l’universo intero è fondato sulla morte?!) e pochi secoli fa (per gli stessi principi) che la Terra era piatta e poggiava su quattro elefanti e tutti i pianeti, il sole e le stelle fisse gli ruotavano attorno…  I pacs, l’eutanasia, il divorzio, l’aborto, sono tutti faticosi frutti dell’albero della ragione (lo stesso per il quale fummo scacciati dal paradiso?) laica, così come la medicina moderna, la scienza, la democrazia. Chi si affida alla ragione, vuole dare libertà alla coscienza di ciascuno ma allo stesso tempo responsabilità delle azioni, e del pensiero. Tutte facoltà temute da chi ripone nell’irrazionale il fondamento del proprio essere e percepisce come minacce da distruggere. I venti feroci del fondamentalismo, anch’essi frutti avvelenati del pensiero superrazionale, soffiano ancora troppo vicini sia da oriente che da occidente per non aver paura per il futuro prossimo venturo. E io ho molta paura.

postato da: palsai alle ore 19/03/2007 21:43 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, articolo
mercoledì, 21 febbraio 2007

DICO: MA VOGLIAMO SCHERZARE?!

Si fa un gran parlare nei media della legge che regolerà le unioni di fatto nel nostro paese, cioè di tutte quelle unioni fondate sull’affetto che non siano riconducibili ai due format tradizionali di matrimonio religioso o civile. Come al solito le posizioni sono variegate e si va dalla intransigenza più assoluta nel negare diritti (e doveri) ai cittadini che scelgono di non sposarsi ma di convivere, fino al malcontento di chi pretende riconoscimenti ben più rilevanti. Sostanzialmente la legge regolerà questioni d’eredità, stabilendo quote spettanti al convivente in relazione a eventuali figli, reversibilità della pensione, affitto dell’abitazione, e, dall’altro versante, affida al convivente alcune prerogative tradizionalmente associate al matrimonio, come, per esempio, la possibilità di prendere decisioni in materia di assistenza sanitaria o in caso di morte. Si precisa tra l’altro che: Nel rispetto dell’art. 29 della Costituzione e nella linea già tracciata dalla giurisprudenza costituzionale, il disegno di legge non prevede alcun nuovo istituto giuridico o strumento amministrativo che possa ledere i diritti della famiglia o prefigurare istituti paramatrimoniali. Trattasi, a mio modesto parere, di una leggina, il minimo indispensabile che uno stato ha il dovere di fare verso tutte quelle persone che, per i casi della vita, si son trovate a vivere l’affettività in modo diverso da quelli canonici. Eppure… anche così, la chiesa con la cì minuscola ha tuonato contro la modernità. Per bocca di alti prelati ha ordinato ai fedeli di combattere, affinché una simile legge non abbia a passare. Perché? Che gliene importa a codesti figuri medievali, se due divorziati da matrimonio civile convivono, o lo stato stabilisce che la signora y ha diritto di parola sulla sepoltura del signor x? Che gliene cale se due omosessuali vedono riconosciuta ufficialmente la loro convivenza? Ho subdolamente pensato che in fondo qualche ragione ci deve essere, per esempio, il fatto puro e semplice che una società costituita da coppie DICO non significherebbe la fine della società e che, anzi, potrebbe persino andar meglio. Significherebbe forse la fine della chiesa stessa: chi, infatti, insegnerebbe ai figli ad andare in chiesa? Chi inculcherebbe nei giovani germogli il sano timor di dio? Chi, voltate le spalle alle vecchie istituzioni familiari, vorrebbe la propria discendenza ancora abbarbicata a una idea di società e quindi di mondo, appartenente a quel passato che ostinatamente la chiesa cattolica romana vuole riportare in auge? Pare ovvio che, in un breve volgere di tempo, venendo a mancare il cosiddetto ricambio generazionale, la chiesa si troverebbe a subire una delle peggiori crisi della sua storia bimillenaria (non dimentichiamoci che dalla costituzione europea è stata estromessa come una delle radici fondanti). Stupisce la mia intelligenza, il fatto che la storia non abbia insegnato alla gerontocrazia vaticana, quanto inutile e fomite di sofferenze sia andare contro le istanze etiche e culturali di una società in perenne divenire qual è la nostra. Basti ricordare il processo a Galileo, a Giordano bruno e la continua, estenuante controversia contro il darwinismo che non accenna a spegnersi, nonostante 150 anni di prove raccolte in favore della teoria dell’evoluzione e in tempi più recenti, la contrarietà al divorzio, all’aborto, alla contraccezione, all’eutanasia. Mi pare di poter affermare che la chiesa moderna, lungi dal modernizzarsi, stia cadendo nella tentazione del fondamentalismo, in reazione a quel relativismo tanto temuto da chi fonda la propria esistenza su valori forti e assoluti ma proprio per questo, sempre più lontani dalla realtà in divenire.

postato da: palsai alle ore 21/02/2007 22:01 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, articolo
martedì, 06 febbraio 2007

VOCE NEL VENTO

pioppiNel suon dell'aria son ravvolte le foglie,


dita di vento ravvian le cime dei pioppi.


Dolori e ricordi colorati di sera,


tacciono il feroce agro pulsare.


Son qui ora nell'eterno presente.


Son qui ora e mi faccio voce nel vento.

postato da: palsai alle ore 06/02/2007 13:01 | link | commenti (3)
categorie: poesia, riflessioni
lunedì, 29 gennaio 2007

ESTINZIONI DI MASSA

Si fa un gran parlare di cambiamenti climatici di questi tempi, complice quest’inverno anomalo e altri segnali di natura più scientifica. Dai giornali, cronisti preoccupati lanciano l’allarme per il pianeta… Ahi… di che cianciano questi mi dico… Il pianeta non rischia niente: noi rischiamo, noi, civiltà avanzata e tecnologica, altamente specializzata, cablata, industrializzata, informatizzata e globalizzata. Le culture rurali tradizionali, organizzate in piccoli villaggi, sapranno sopravvivere ai due gradi in più causati dall’effetto serra; i popoli semiselvaggi che abitano in Asia, in Africa, nelle americhe, patiranno certo qualche disagio ma continueranno la loro vita di sempre. Noi no. Al pianeta non capiterà niente di grave. Qualche specie si estinguerà (come capita da oltre tre miliardi di anni), altre si adatteranno ai nuovi ambienti lasciati liberi dagli estinti o creati da qualche cambiamento di equilibrio climatico che sposterà correnti oceaniche, eroderà coste, renderà aride zone temperate e umidi alcuni deserti. Chissà? Forse l’Antartico diverrà un continente verde da bianco che è, e l’Italia tornerà a essere un arcipelago sperduto nella vastità di un oceano, come lo fu milioni di anni fa. Invece, vorrei segnalare un’ipotesi nuova sulle estinzioni di massa che affliggono la Terra periodicamente e che certo non possono essere imputate a quell’essere diabolico qual è l’Uomo. Parrebbe, secondo Peter D. Ward, che alcune estinzioni di massa (cinque grandi più alcune minori) occorse negli ultimi cinquecento milioni di anni, siano state causate dalla Terra stessa. Una specie di infanticidio insomma… Sì, la madre Terra, Gaia, tanto cara agli ambientalisti, ha come abitudine quella di sterminare i propri figli avvelenandoli con l’acido solfidrico. Non starò qui a descrivere tutto il ragionamento che lo scienziato ha evidenziato in un bell’articolo della rivista “Le Scienze”. Detto semplicemente, alcune eruzioni vulcaniche, in epoche diverse, amplificarono l’effetto serra a livelli estremi, riscaldando fortemente il pianeta e sfavorendo l’assorbimento di ossigeno da parte dei mari. In conseguenza di ciò, microrganismi marini produttori di acido solfidrico, che normalmente abitano in prossimità del chemioclino (zona di equilibrio tra acque sature d’acido e ricche d’ossigeno), poterono proliferare oltre questa barriera e rendere ulteriormente anossico il mare, liberando tremende bolle di gas venefico su tutto il pianeta. Oltre a ciò, il gas ebbe effetti deleteri anche sullo scudo dell’ozono, favorendo la distruzione del fitoplancton che è alla base della catena alimentare; va da se che, in poco tempo, anche gli organismi superiori si  trovarono in disperate ristrettezze e fu estinzione di massa. Questa sopra descritta potrebbe essere la causa della “grande estinzione” della fine del Permiano, 251 milioni di anni fa, quando più del 90% delle forme di vita oceanica e il 70% di quelle terrestri, compresi gli insetti, fu spazzato via. Ecco, io preferirei che la civiltà avanzata progredisse ulteriormente, è possibile, è utile alle nostre vite, ai nostri interessi e per far ciò bisogna smettere di riscaldare il mondo dove viviamo ma ricordiamoci che Gaia non ci vuole per nulla bene (neanche male se per questo) come noi non ne vogliamo a un nostro linfocita-T o alla nostra copia del gene CYPIBI. I discorsi ammantati di misticismo di certi ambientalisti dai risvolti new-age, cui fanno da cassa di risonanza giornalisti aruspici dalla marcata insipienza scientifica, sono, se possibile, ancor più inquinanti dei gas di scarico che proclamano di voler combattere.

postato da: palsai alle ore 29/01/2007 22:22 | link | commenti (6)
categorie: segnalazioni, riflessioni
giovedì, 18 gennaio 2007

NIENTE

A volte ti guardo dolce amore mio, e una malinconia, come una piccola trafittura, mi punge all’improvviso. Invecchierai, e io con te. La tua serica pelle, levigata da mille carezze le mie mani ricorderanno. I miei poveri occhi stanchi terranno racchiuse, fra rugose e rammaricate palpebre, le immagini dei nostri corpi avvinti, snudati dall’arrossato desiderio. Questa voce che mi culla, oggi, che lei da sola basta a movermi dentro un sorriso di felicità, il tempo l’avrà arrochita, resa fievole, come un povero respiro di vento, soffiato da sotto un uscio mal chiuso. Le mani tue sono un groviglio di sensazioni che mi destano la pelle, grimaldelli precisi che m’aprono le porte del cuore e tal giorno, da qui a quando moveremo lenti i passi, tremeranno! All’improvviso mi capita questa malinconia, il riflesso d’un’uggia di quei giorni, quando il luccichio della falce sarà appena fuor dalla finestra, e non basterà a niente toglierci gli occhiali per dimenticarsene, oppure, volgere il debole sguardo alle foto dei nipoti, appese come feticci alle pareti. Allora mi rattristo, sapendo che ci sarà un tempo in cui saremo inesorabilmente separati. E’ un attimo: la fitta è andata; mi domandi cosa penso e io sorrido ebete rispondendo con un “niente.”          

postato da: palsai alle ore 18/01/2007 19:48 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni, diario
lunedì, 08 gennaio 2007

OROSCOPI DI FINE ANNO

orione costellazioneCome ogni inizio d'anno, le previsioni di sedicenti astrologi si sprecano per ogni dove. Radio, televisioni e giornali ci spiegano per filo e per segno come sarà il nostro futuro anno, attraverso le voci o le parole vergate da questi epigoni di magi del lontanissimo passato della civiltà. Eh... l'antica arte di cogliere i segni nel cielo, i moti degli astri, le costellazioni... bah! Quando è cominciato questo giochino, migliaia di anni fa, si conoscevano cinque pianeti: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, e i luminari maggiori Sole e  Luna che si muovevano nel cielo (trapunto di stelle). Nessuno sapeva allora cosa fossero i pianeti, cosa fosse un’orbita, una stella, il Sole o la Luna, men che meno che le costellazioni sono solo figure prospettiche, infatti, le stelle che l'immaginazione umana congiunge formando figure stilizzate, non hanno alcun legame reciproco nella maggior parte dei casi. Appartengono perfino a sistemi stellari talmente reciprocamente lontani che alcune di esse potrebbero essere già morte e solo la luce che ci giunge all'occhio le rende contemporanee. Nel settecento poi, Herscel scoprì Urano, il settimo pianeta, Gli astrologi dovettero tener conto di questo nuovo venuto nei loro calcoli ma un secolo dopo, alla famiglia dei figli del Sole si aggiunse Nettuno, e poi, negli anni trenta del novecento, Plutone. Nuovo adeguamento... non mica è facile attribuire qualità a un nuovo pianeta! Nel 2005 altra svolta clamorosa, in un primo momento sembrava che i pianeti sarebbero diventati dodici, gettando nello scompiglio la comunità astrologica mondiale, infine si è deciso per declassare Plutone a pianeta nano assieme agli ultimi venuti e a Cerere, grosso asteroide orbitante fra Marte e Giove e mai considerato dai pronosticatori del futuro... Appare evidente come la sapiente ignoranza degli astrologi (che non è stata in grado neanche di intuire l'esistenza dei pianeti mancanti) non abbia mai potuto predire un bel niente, alla chiara luce del fatto che se i pianeti hanno effetto nelle vicende umane, allora le loro previsioni per millenni sono state sempre erronee, non potendo tener conto dell'influenza di ben due mondi. Eppure ancor oggi i media ci spacciano patetici personaggi se non veri e propri truffatori, pagandoli profumatamente (magari con il canone) per raccontarci scemenze sul futuro del mondo e di quel tal personaggio famoso o potente di turno, a scapito di ben altri programmi o rubriche giornalistiche a carattere scientifico e culturale. La faccio anche io una previsione: il prossimo anno, non ostante che sia una idiozia bella e buona, ci sarà ancora l'oroscoparo che camperà coi soldi nostri raccontandoci che cristo è morto dal sonno...

postato da: palsai alle ore 08/01/2007 21:24 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni

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