domenica, 14 gennaio 2007

Apocalypto

chichen_izaApocalypto.
Un film di Mel Gibson. Con Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Birdyellowhead, Carlos Emilio Baez, Israel Contreras. Genere azione, colore, 139 minuti. Produzione USA 2006.


La pellicola apre su una scena di caccia resa con dovizia di particolari da parte di un gruppo di nativi mesoamericani. La preda, un grande tapiro, è catturata per mezzo di una cruenta trappola e poi finita a colpi di mazze e lance dal gruppo di cacciatori. La sequenza, oltre a rappresentare momenti di vita quotidiana, prefigura l'avventura del protagonista Zampa di Giaguaro che, da cacciatore, si trasformerà in preda ad opera  di un manipolo di guerrieri Maya, in cerca di schiavi ed esseri umani da offrire in olocausto al dio Kukulcàn.Lo sfondo è la foresta pluviale, calma al di sopra del tetto degli alberi, ma brulicante di vita, pericoli e passioni al di sotto della volta verde che fa da tetto del mondo.Per Zampa di Giaguaro è anche un terribile percorso da deportato verso una meta a lui ignota, infatti, lui e i suoi compagni scampati al massacro del villaggio, sono condotti in una rutilante città piena di gente, caotica, incomprensibile agli occhi di abitatori di villaggio, abituati alle regole di convivenza semplici e dirette della vita di clan.Le donne saranno vendute al mercato come schiave, per gli uomini è ben altro il destino, che vien loro annunciato per immagini dipinte nei corridoi che li condurranno nel cuore della civiltà Maya: un'ampia piazza ove domina un enorme tempio a piramide, come potrebbe essere quello di Chichén Itzá.Qui la visione si fa realmente raccapricciante, dalla sommità dell'altissimo tempio, teste mozzate rotolano verso un'orda tumultuosa di astanti in delirio, rimbalzando per la ripidissima scala che mena all'altare sacrificale.
Zampa ivi sarà testimone della morte di alcuni compagni per asportamento del cuore... La sua sorte però avrà un alleato inaspettato che muterà il suo destino, tramutandolo di nuovo in preda e poi in cacciatore.In seguito, gridando al suo mondo, la foresta, una frase rituale tramandata di padre in figlio, che si articola in tre fasi definenti la propria identità, egli ribalta la sua condizione; sconfiggerà i suoi aguzzini e salverà la giovane moglie e i due figli dalla morte per annegamento. La pellicola si chiude con lo sbarco di un'avanguardia di bianchi armati di corazze e fucili... e croci.
Alla domanda della moglie: "Che cosa sono?" Egli risponde con una mirabilie sintesi: "Portano uomini." La donna propone allora di andare da loro ma il marito risponde che è meglio volgersi alla foresta e lì cominciare una nuova vita.
Gibson a mio parere ha fatto centro, la pellicola ha un meraviglioso impatto estetico, esaltato dalla scelta di usare (nei pochi dialoghi) la lingua Maya sottotitolata.La qualità delle riprese d'azione è altissima, complice anche l'uso di quattro macchine che lavorano in contemporanea, fornendo angoli di ripresa diversi, aggiungendo così ulteriore dinamicità. La violenza non è mai gratuita, è funzionale alla storia, alla rappresentazione della civiltà e della vita nella foresta e soprattutto non è mai ambigua. Gibson vuole rappresentare la condizione dell'uomo nella natura e la considera parte di essa e la natura è, nella sua visone, fortemente darwiniana. In poche parole pesce grosso mangia pesce piccolo. Non mancano i riferimenti di critica alla società come concetto, infatti, le sventure di Zampa di Giaguaro e la sua gente, sono addebitate in gran parte a quel complesso sistema piramidale organizzato tra mercato, religione e potere politico (mercato degli schiavi sulla piazza, altare sacrificale a mezza via, e famiglia regnante che dalla sommità della piramide abbraccia tutto il proprio dominio) che schiacciano l'individuo, lo alienano, lo rendono malato; non a caso buona parte del film è spesa per (di)mostrare la semplice e armoniosa vita nel villaggio, che non è scevra da liti o contrasti, difficoltà e disagi, al contrario.Però ogni attimo di vita acquista senso "umano," regalando equilibrio e senso della vita a ogni membro della comunità, attraverso la condivisione di valori comuni quali l'amore, l'amicizia, la lealtà, il coraggio, il lavoro di squadra, insomma, tutti quei valori che cementano le relazioni fra persone e costituiscono la trama su cui costruire la propria personalità e il senso del sé.In sintesi, decisamente consigliata la visone.

postato da: palsai alle ore 14/01/2007 10:35 | link | commenti (1)
categorie: recensioni

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