Nel suon dell'aria son ravvolte le foglie,
dita di vento ravvian le cime dei pioppi.
Dolori e ricordi colorati di sera,
tacciono il feroce agro pulsare.
Son qui ora nell'eterno presente.
Son qui ora e mi faccio voce nel vento.
Noi scie iridescenti
strascichiamo i nostri voli
percossi dal lubrico bastone del dolore.
Aspettiamo.
E già i minuti sono andati
colati in anni insipidi.
Vagola il ricordo
in quella grotta di specchio.
Un occhio s'è ferito
nel guardare indietro.
Stava sullo scalino spiaccicata
nel serico fruscio d'ali morte.
Solo un riflesso blu, l'ultimo sole trasse
dal suo corpo d'insetto stecchito.
Le barche vuote, abbandonate alla sera, si colmano d'ombre. Pesci guizzanti hanno intriso le reti di vita. Se la sono portata via i pescatori, sgocciolante di mare, su per la via che mena alle case. Ebbri, percossi dall'onde, arrotano le lingue sulla fatica del giorno.Qualcuno si volta: schiude gli occhi al sole morente. I solchi del viso incisi dai venti, si incrostano del mesto sorriso di chi torna avvolto d'arancio...
Certe volte sei più vera
e ti ascolto esistere in me
come un cuore nuovo.
Attraversami.
Avremo una sola pelle
per racchiudere
la nostra anima
nel mondo nuovo
che ci è apparso
all'improvviso.
E la pioggia cadeva a tuoni
sulle foglie già plagiate di verdi.
Passavano baci sulle cosce stese
"asciugati amore asciugati!
che ti possono vedere..."
Così ti urlavo nel fragore
del mio corpo arrossato.
E non nego il piacere
e non nego la paura.
Negherò solo al cospetto del lampo
di aver due lire in tasca
di aver rubato
di aver speso più del dovuto
ma non è la verità
non posso dirla neanche a te.
Non ne ho in tasca:
ho solo due vecchie lire
che di verde non han niente.
Dolce Elain
nei deserti meridiani sbocciata
mai ti strinsi al mio carpace.
Sogno il volto tuo
dai cento occhi ardenti,
dalle fessure schiuse,
dal respiro umido e fragrante.
Arrotolato nella sabbia
delle rosse fredde notti
m'attorciglia Il desiderio
dei neri tuoi chirghigli.
Come drappi d'isthavan
carezzano il mio alveo.
E trillo e piango
stringendo fra le chele
il vento asciutto di Achenbar.
Vorrei abitarti per sempre,
così
come in questi momenti.
Con le ere di Gaia sospese
sui fili del tempo
fra tremule stelle immote
che non han fretta
di vederci dissolvere
in vaghe polveri d'ossa.
Star lì abbracciati
sulle scale che portano al mare.
Fra i sussurri del vento
e le nostre carezze,
han trovato il nido
le nostre parole.
Coviamole
come coppia d'uccelli,
è così
che si schiude al mondo
un amore.
(dedicata a monica)