Si fa un gran parlare di cambiamenti climatici di questi tempi, complice quest’inverno anomalo e altri segnali di natura più scientifica. Dai giornali, cronisti preoccupati lanciano l’allarme per il pianeta… Ahi… di che cianciano questi mi dico… Il pianeta non rischia niente: noi rischiamo, noi, civiltà avanzata e tecnologica, altamente specializzata, cablata, industrializzata, informatizzata e globalizzata. Le culture rurali tradizionali, organizzate in piccoli villaggi, sapranno sopravvivere ai due gradi in più causati dall’effetto serra; i popoli semiselvaggi che abitano in Asia, in Africa, nelle americhe, patiranno certo qualche disagio ma continueranno la loro vita di sempre. Noi no. Al pianeta non capiterà niente di grave. Qualche specie si estinguerà (come capita da oltre tre miliardi di anni), altre si adatteranno ai nuovi ambienti lasciati liberi dagli estinti o creati da qualche cambiamento di equilibrio climatico che sposterà correnti oceaniche, eroderà coste, renderà aride zone temperate e umidi alcuni deserti. Chissà? Forse l’Antartico diverrà un continente verde da bianco che è, e l’Italia tornerà a essere un arcipelago sperduto nella vastità di un oceano, come lo fu milioni di anni fa. Invece, vorrei segnalare un’ipotesi nuova sulle estinzioni di massa che affliggono la Terra periodicamente e che certo non possono essere imputate a quell’essere diabolico qual è l’Uomo. Parrebbe, secondo Peter D. Ward, che alcune estinzioni di massa (cinque grandi più alcune minori) occorse negli ultimi cinquecento milioni di anni, siano state causate dalla Terra stessa. Una specie di infanticidio insomma… Sì, la madre Terra, Gaia, tanto cara agli ambientalisti, ha come abitudine quella di sterminare i propri figli avvelenandoli con l’acido solfidrico. Non starò qui a descrivere tutto il ragionamento che lo scienziato ha evidenziato in un bell’articolo della rivista “Le Scienze”. Detto semplicemente, alcune eruzioni vulcaniche, in epoche diverse, amplificarono l’effetto serra a livelli estremi, riscaldando fortemente il pianeta e sfavorendo l’assorbimento di ossigeno da parte dei mari. In conseguenza di ciò, microrganismi marini produttori di acido solfidrico, che normalmente abitano in prossimità del chemioclino (zona di equilibrio tra acque sature d’acido e ricche d’ossigeno), poterono proliferare oltre questa barriera e rendere ulteriormente anossico il mare, liberando tremende bolle di gas venefico su tutto il pianeta. Oltre a ciò, il gas ebbe effetti deleteri anche sullo scudo dell’ozono, favorendo la distruzione del fitoplancton che è alla base della catena alimentare; va da se che, in poco tempo, anche gli organismi superiori si trovarono in disperate ristrettezze e fu estinzione di massa. Questa sopra descritta potrebbe essere la causa della “grande estinzione” della fine del Permiano, 251 milioni di anni fa, quando più del 90% delle forme di vita oceanica e il 70% di quelle terrestri, compresi gli insetti, fu spazzato via. Ecco, io preferirei che la civiltà avanzata progredisse ulteriormente, è possibile, è utile alle nostre vite, ai nostri interessi e per far ciò bisogna smettere di riscaldare il mondo dove viviamo ma ricordiamoci che Gaia non ci vuole per nulla bene (neanche male se per questo) come noi non ne vogliamo a un nostro linfocita-T o alla nostra copia del gene CYPIBI. I discorsi ammantati di misticismo di certi ambientalisti dai risvolti new-age, cui fanno da cassa di risonanza giornalisti aruspici dalla marcata insipienza scientifica, sono, se possibile, ancor più inquinanti dei gas di scarico che proclamano di voler combattere.
Raccolgo la palla lanciatami dalla mia compagna nel suo blog http://mynona.splinder.com/ per parlarvi di un libro. Non amo le catene, anzi, le detesto cordialmente ma questa riguarda la passione per la lettura e quindi, per una volta, accetto volentieri di perpetrarla! Il libro in questione l’ho consumato a suon di leggerlo, un vecchio numero di “Urania” la mitica collana di fa
ntascienza che resiste dagli anni cinquanta, con la copertina disegnata da Karel Thole: Guida galattica per autostoppisti, trasposizione romanzata di alcune trasmissioni radiofoniche ironiche e satiriche, mandate in onda dalla BBC e partorite dalla folle mente dello scienziato e scrittore inglese Douglas Adams, morto nel
Sta a me adesso nominare i prosecutori della catena che elenco di seguito, non me ne vogliano!
1) ILSALTA http://pygryzya.splinder.com/ blog PYGRYZYA
2)MARZIA http://alchimie.splinder.com/ blog ALCHIMIE
3)CRONOMOTO http://cronomoto.splinder.com/ blog CRONOMOTO
Noi scie iridescenti
strascichiamo i nostri voli
percossi dal lubrico bastone del dolore.
Aspettiamo.
E già i minuti sono andati
colati in anni insipidi.
Vagola il ricordo
in quella grotta di specchio.
Un occhio s'è ferito
nel guardare indietro.
A volte ti guardo dolce amore mio, e una malinconia, come una piccola trafittura, mi punge all’improvviso. Invecchierai, e io con te. La tua serica pelle, levigata da mille carezze le mie mani ricorderanno. I miei poveri occhi stanchi terranno racchiuse, fra rugose e rammaricate palpebre, le immagini dei nostri corpi avvinti, snudati dall’arrossato desiderio. Questa voce che mi culla, oggi, che lei da sola basta a movermi dentro un sorriso di felicità, il tempo l’avrà arrochita, resa fievole, come un povero respiro di vento, soffiato da sotto un uscio mal chiuso. Le mani tue sono un groviglio di sensazioni che mi destano la pelle, grimaldelli precisi che m’aprono le porte del cuore e tal giorno, da qui a quando moveremo lenti i passi, tremeranno! All’improvviso mi capita questa malinconia, il riflesso d’un’uggia di quei giorni, quando il luccichio della falce sarà appena fuor dalla finestra, e non basterà a niente toglierci gli occhiali per dimenticarsene, oppure, volgere il debole sguardo alle foto dei nipoti, appese come feticci alle pareti. Allora mi rattristo, sapendo che ci sarà un tempo in cui saremo inesorabilmente separati. E’ un attimo: la fitta è andata; mi domandi cosa penso e io sorrido ebete rispondendo con un “niente.”
Apocalypto.La pellicola apre su una scena di caccia resa con dovizia di particolari da parte di un gruppo di nativi mesoamericani. La preda, un grande tapiro, è catturata per mezzo di una cruenta trappola e poi finita a colpi di mazze e lance dal gruppo di cacciatori. La sequenza, oltre a rappresentare momenti di vita quotidiana, prefigura l'avventura del protagonista Zampa di Giaguaro che, da cacciatore, si trasformerà in preda ad opera di un manipolo di guerrieri Maya, in cerca di schiavi ed esseri umani da offrire in olocausto al dio Kukulcàn.Lo sfondo è la foresta pluviale, calma al di sopra del tetto degli alberi, ma brulicante di vita, pericoli e passioni al di sotto della volta verde che fa da tetto del mondo.Per Zampa di Giaguaro è anche un terribile percorso da deportato verso una meta a lui ignota, infatti, lui e i suoi compagni scampati al massacro del villaggio, sono condotti in una rutilante città piena di gente, caotica, incomprensibile agli occhi di abitatori di villaggio, abituati alle regole di convivenza semplici e dirette della vita di clan.Le donne saranno vendute al mercato come schiave, per gli uomini è ben altro il destino, che vien loro annunciato per immagini dipinte nei corridoi che li condurranno nel cuore della civiltà Maya: un'ampia piazza ove domina un enorme tempio a piramide, come potrebbe essere quello di Chichén Itzá.Qui la visione si fa realmente raccapricciante, dalla sommità dell'altissimo tempio, teste mozzate rotolano verso un'orda tumultuosa di astanti in delirio, rimbalzando per la ripidissima scala che mena all'altare sacrificale.
Zampa ivi sarà testimone della morte di alcuni compagni per asportamento del cuore... La sua sorte però avrà un alleato inaspettato che muterà il suo destino, tramutandolo di nuovo in preda e poi in cacciatore.In seguito, gridando al suo mondo, la foresta, una frase rituale tramandata di padre in figlio, che si articola in tre fasi definenti la propria identità, egli ribalta la sua condizione; sconfiggerà i suoi aguzzini e salverà la giovane moglie e i due figli dalla morte per annegamento. La pellicola si chiude con lo sbarco di un'avanguardia di bianchi armati di corazze e fucili... e croci.
Alla domanda della moglie: "Che cosa sono?" Egli risponde con una mirabilie sintesi: "Portano uomini." La donna propone allora di andare da loro ma il marito risponde che è meglio volgersi alla foresta e lì cominciare una nuova vita.
Gibson a mio parere ha fatto centro, la pellicola ha un meraviglioso impatto estetico, esaltato dalla scelta di usare (nei pochi dialoghi) la lingua Maya sottotitolata.La qualità delle riprese d'azione è altissima, complice anche l'uso di quattro macchine che lavorano in contemporanea, fornendo angoli di ripresa diversi, aggiungendo così ulteriore dinamicità. La violenza non è mai gratuita, è funzionale alla storia, alla rappresentazione della civiltà e della vita nella foresta e soprattutto non è mai ambigua. Gibson vuole rappresentare la condizione dell'uomo nella natura e la considera parte di essa e la natura è, nella sua visone, fortemente darwiniana. In poche parole pesce grosso mangia pesce piccolo. Non mancano i riferimenti di critica alla società come concetto, infatti, le sventure di Zampa di Giaguaro e la sua gente, sono addebitate in gran parte a quel complesso sistema piramidale organizzato tra mercato, religione e potere politico (mercato degli schiavi sulla piazza, altare sacrificale a mezza via, e famiglia regnante che dalla sommità della piramide abbraccia tutto il proprio dominio) che schiacciano l'individuo, lo alienano, lo rendono malato; non a caso buona parte del film è spesa per (di)mostrare la semplice e armoniosa vita nel villaggio, che non è scevra da liti o contrasti, difficoltà e disagi, al contrario.Però ogni attimo di vita acquista senso "umano," regalando equilibrio e senso della vita a ogni membro della comunità, attraverso la condivisione di valori comuni quali l'amore, l'amicizia, la lealtà, il coraggio, il lavoro di squadra, insomma, tutti quei valori che cementano le relazioni fra persone e costituiscono la trama su cui costruire la propria personalità e il senso del sé.In sintesi, decisamente consigliata la visone.
Come ogni inizio d'anno, le previsioni di sedicenti astrologi si sprecano per ogni dove. Radio, televisioni e giornali ci spiegano per filo e per segno come sarà il nostro futuro anno, attraverso le voci o le parole vergate da questi epigoni di magi del lontanissimo passato della civiltà. Eh... l'antica arte di cogliere i segni nel cielo, i moti degli astri, le costellazioni... bah! Quando è cominciato questo giochino, migliaia di anni fa, si conoscevano cinque pianeti: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, e i luminari maggiori Sole e Luna che si muovevano nel cielo (trapunto di stelle). Nessuno sapeva allora cosa fossero i pianeti, cosa fosse un’orbita, una stella, il Sole o la Luna, men che meno che le costellazioni sono solo figure prospettiche, infatti, le stelle che l'immaginazione umana congiunge formando figure stilizzate, non hanno alcun legame reciproco nella maggior parte dei casi. Appartengono perfino a sistemi stellari talmente reciprocamente lontani che alcune di esse potrebbero essere già morte e solo la luce che ci giunge all'occhio le rende contemporanee. Nel settecento poi, Herscel scoprì Urano, il settimo pianeta, Gli astrologi dovettero tener conto di questo nuovo venuto nei loro calcoli ma un secolo dopo, alla famiglia dei figli del Sole si aggiunse Nettuno, e poi, negli anni trenta del novecento, Plutone. Nuovo adeguamento... non mica è facile attribuire qualità a un nuovo pianeta! Nel 2005 altra svolta clamorosa, in un primo momento sembrava che i pianeti sarebbero diventati dodici, gettando nello scompiglio la comunità astrologica mondiale, infine si è deciso per declassare Plutone a pianeta nano assieme agli ultimi venuti e a Cerere, grosso asteroide orbitante fra Marte e Giove e mai considerato dai pronosticatori del futuro... Appare evidente come la sapiente ignoranza degli astrologi (che non è stata in grado neanche di intuire l'esistenza dei pianeti mancanti) non abbia mai potuto predire un bel niente, alla chiara luce del fatto che se i pianeti hanno effetto nelle vicende umane, allora le loro previsioni per millenni sono state sempre erronee, non potendo tener conto dell'influenza di ben due mondi. Eppure ancor oggi i media ci spacciano patetici personaggi se non veri e propri truffatori, pagandoli profumatamente (magari con il canone) per raccontarci scemenze sul futuro del mondo e di quel tal personaggio famoso o potente di turno, a scapito di ben altri programmi o rubriche giornalistiche a carattere scientifico e culturale. La faccio anche io una previsione: il prossimo anno, non ostante che sia una idiozia bella e buona, ci sarà ancora l'oroscoparo che camperà coi soldi nostri raccontandoci che cristo è morto dal sonno...
Stava sullo scalino spiaccicata
nel serico fruscio d'ali morte.
Solo un riflesso blu, l'ultimo sole trasse
dal suo corpo d'insetto stecchito.